martedì 2 novembre 2010

ScuolaMia servizi online di comunicazione scuola-genitori

Pagella online, comunicazioni via sms sulle assenze, prenotazione dei colloqui con i docenti e richiesta di certificati: sono alcune delle iniziative che rientrano nel processo di digitalizzazione della scuola italiana, presentate oggi dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, Renato Brunetta, e il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi.

I ministri hanno spiegato che i servizi sono in buona parte già attivi attraverso il portale internet  “Scuola Mia”  (www.scuolamia.pubblica.istruzione.it): da gennaio ad oggi sono state oltre 2.400 le scuole di ogni ordine e grado che su tutto il territorio nazionale hanno spontaneamente aderito all’iniziativa.

Attraverso “scuola Mia” i genitori possono ricevere comunicazioni sulle assenze ingiustificate dei figli via sms, prenotare colloqui con gli insegnanti e chiedere certificati, «senza code e senza dover chiedere permessi lavorativi», ha osservato il ministro Gelmini. Per un risparmio annuo stimato di 120 milioni di euro.

Per gli studenti sono previsti anche dei badge nominativi, attivi dal 2008, «per rilevare l’ingresso e l’uscita dall’aula» - ha precisato Gelmini - e per «accedere ai servizi» come «mense, biblioteche e fotocopiatrici»: sono state realizzate già oltre 3 milioni di “carte” e «presto» ne verranno stampate «altre 600 mila».

L’offerta dei servizi riguarderà, nel prossimo futuro, le iscrizioni e i pagamenti online, la consultazione del rendimento scolastico e la Posta elettronica certificata (Pec). Entro dicembre 2010 tutti i dirigenti scolastici saranno dotati di firma digitale. Inoltre, entro il 2012 saranno distribuite 32.800 lavagne interattive multimediali per 850 mila studenti e verranno formati 210.000 insegnanti. Per la tecnologia nelle scuole del Mezzogiorno, ha poi ricordato Gelmini, sono stati utilizzati 237 milioni di euro dai fondi Pon per realizzare 6.900 laboratori, acquistare 60 mila pc e 8 mila lim. Il Miur ha anche pubblicato bandi per finanziare progetti collegati al portale dei servizi per le scuole superiori: è previsto un contributo fino a mille euro per istituto (1.025 scuole hanno già aderito); oltre il 70% dei progetti riguarda il registro elettronico di classe, il 60% la rilevazione automatica delle assenze.

L’adozione di nuovi sistemi tecnologici migliorerà anche le chiamate per i supplenti. Rispondendo a un preciso obiettivo di semplificazione del processo a carico delle segreterie scolastiche, e poggiandosi sulla piattaforma “Vivifacile” (www.vivifacile.gov.it), Brunetta e la Gelmini hanno spiegato che a partire dal 2011 la convocazione avverrà in forma totalmente digitale attraverso l’invio di messaggi di avviso sul telefono cellulare e di una comunicazione mail sulla casella “pec” del supplente attraverso il servizio Postacertificata.

Oltre alla semplificazione del processo, si otterrà una maggiore trasparenza con la completa tracciatura della convocazione e una riduzione delle spese di funzionamento telefoniche e postali. I risparmi si possono quantificare in più di 20 milioni di euro annui per costi relativi a telefonate, fax, telegrammi e spese di personale da dedicare ad altre mansioni. «Oltre 500mila supplenti - ha spiegato Brunetta - saranno dotati di posta elettronica certificata, che consentirà loro di essere avvertiti in tempo reale.

Associazione italiana per l'Open Government


Manifesto per l’Open Government

L’Open Government (letteralmente “Governo Aperto”) è innanzitutto una dottrina secondo cui l’amministrazione deve essere trasparente a tutti i livelli e consentire un controllo continuo del proprio operato mediante l’uso delle nuove tecnologie. Non è un’idea nuova: un’amministrazione che intavola una costante discussione con i cittadini, in modo da sentire quello che hanno da dire, e che prende decisioni basate sulle loro necessità.
Tutto questo, che era già auspicabile per un’amministrazione tradizionale, oggi diventa possibile grazie alle tecnologie e agli strumenti di partecipazione della Rete.
Nell’attuale periodo di crisi e cambiamenti tecnologici, l’Open Government rappresenta un’incredibile occasione per rendere l’Amministrazione trasparente ed efficiente, dare impulso all’economia e migliorare la qualità della vita delle persone.
I seguenti principi rappresentano un invito all’azione, suggerendo i cambiamenti richiesti alle Amministrazioni.
1 – Governare con le persone
La partecipazione attiva è un diritto e un dovere di ogni cittadino. L’Open Government si propone di creare le condizioni organizzative, culturali e politiche affinché questo venga esercitato con pari opportunità per tutti.
2- Governare con la rete
La Pubblica Amministrazione deve far riferimento a un nuovo modello organizzativo che abbandoni la logica burocratica verticale di gestione dei servizi pubblici a favore di una logica orizzontale, in grado di coinvolgere i diversi attori pubblici, privati e del non profit, nel raggiungimento di un obiettivo comune.
Tale obiettivo può essere perseguito attraverso un efficace uso della Rete.
3 – Creare un nuovo modello di trasparenzaL’Amministrazione deve agire in modo da garantire sempre la più completa trasparenza dell’attività di governo e la pubblicità di tutto ciò che è relativo al settore pubblico.
Fornire ai cittadini tutte le informazioni sull’operato dell’Amministrazione è indispensabile per realizzare un controllo diffuso sulle attività di governo e sulla gestione della cosa pubblica.
4 – Trattare l’informazione come infrastrutturaI dati delle Pubbliche Amministrazioni devono essere accessibili a tutti sul Web in formato aperto, gratuitamente ove possibile, e – in ogni caso – con licenze idonee a consentire la più ampia e libera utilizzazione.
La disponibilità di dati aperti è, di fatto, l’infrastruttura digitale sulla quale sviluppare l’economia immateriale. Le Pubbliche Amministrazioni, liberando i dati che gestiscono per conto di cittadini e imprese, possono favorire lo sviluppo di soluzioni da parte di soggetti terzi e contribuire in modo strategico, allo sviluppo economico dei territori dalle stesse amministrati.
5 – Liberare i dati pubblici per lo sviluppo economico del terzo millennioLe Pubbliche Amministrazioni devono concentrarsi sulla produzione, classificazione e pubblicazione di dati e informazioni grezzi e disaggregati, lasciando, salvo eccezioni espressamente previste dalla legge, all’iniziativa privata lo sviluppo di applicazioni ed interfacce per la loro rielaborazione, consultazione e fruizione.
Un orientamento della Pubblica Amministrazione verso l’Open Data offre nuove opportunità a chi investe nella Rete, incentivando la crescita di nuovi distretti dell’economia immateriale che rappresenterebbero un nuovo modello di produzione da affiancare a quello tradizionale oggi in crisi e, troppo spesso, sostenuto dagli aiuti di stato.
6 – Informare, coinvolgere, partecipare per valorizzare l’intelligenza collettivaLa rete moltiplica il potenziale delle intelligenze coinvolte e aumenta l’efficacia dell’azione amministrativa.
Le dinamiche organizzative ed i procedimenti della Pubblica Amministrazione vanno ripensati per  migliorare la qualità dei processi di informazione,  facilitare il coinvolgimento e la partecipazione di tutti i cittadini, diffondere la cultura dell’Open Governement anche attraverso i social media e le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
7 – Educare alla partecipazioneLo  Pubblica Amministrazione promuove la partecipazione di tutti i cittadini alla gestione  della cosa pubblica anche attraverso il ricorso alle tecnologie dell’informazione, eliminando ogni discriminazione culturale, sociale, economica, infrastrutturale o geografica ed educando alla partecipazione come diritto e dovere civico di ogni cittadino.
8 – Promuovere l’accesso alla ReteLa tecnologia, ed in particolare internet e gli strumenti di accesso alla Rete, sono elementi abilitanti ai processi di partecipazione. Per questo motivo è dovere dello Stato consentire a tutti i cittadini di accedervi e promuoverne la cultura d’uso.
9 – Costruire la fiducia e aumentare la credibilità della PALa conoscenza e la partecipazione ai processi decisionali sono strumenti di costruzione della fiducia in un rapporto tra pari che coinvolge Amministrazione e Cittadini rendendo inutili gli attuali livelli di mediazione.
L’appartenenza agli stessi ecosistemi (digitali e non), la pratica delle stesse dinamiche sociali e servizi efficaci costruiti intorno al cittadino e alle sue esigenze aiutano ad accrescere la fiducia, la credibilità dell’Amministrazione e la condivisione degli obiettivi.
10 – Promuovere l’innovazione permanente nella pubblica amministrazione
La costruzione di servizi deve essere sempre realizzata in modalità condivisa e sviluppata, pensando l’utente al centro del sistema e mantenendo aperta la possibilità di far evolvere i sistemi.
Una innovazione permanente per garantire una revisione continua, nelle forme di utilizzo, negli adeguamenti tecnici, funzionali ed organizzativi sempre in linea con l’evoluzione dei paradigmi della Rete.

martedì 19 ottobre 2010

Atto di fede necessario per sopravvivere

Ecco perché chi ha talento
oggi fa fatica a emergere


Ecco perché chi ha talento
oggi fa fatica a emergere
di FRANCESCO ALBERONI

Ci sono dei luoghi in cui, per un certo periodo, fioriscono i geni, in seguito torna la mediocrità. Atene fra il 450 e il 350 ospitava figure come Socrate, Platone e Aristotele, poi nulla. L'Italia ha avuto lo splendore del Rinascimento, poi le occupazioni straniere e la decadenza. Alla fine del secolo a Vienna c'erano Freud, Klimt, Mahler poi il deserto. In Francia negli anni Sessanta e Settanta Sartre, Simon de Beauvoir, Lévi-Strauss, Barthes. Oggi non c'e più nessuno come loro. In tutta Europa la cultura sembra avvizzita.

Perché? Perché non nascono più persone di genio oppure perché il nuovo ambiente non le aiuta a crescere, ad affermarsi, ma le ostacola e valorizza altri tipi di personaggi? Io credo che sia questa la vera causa. Quand'è che fioriscono i geni? Quando la società ha slancio, ottimismo, fame di futuro e quindi di persone competenti e geniali. Come in Italia nel dopoguerra, quando tutti volevano lasciarsi alle spalle la miseria e creare prosperità. Ed erano pronti a lavorare duramente, a prodigarsi. Gli operai lottavano per diventare piccoli imprenditori, gli studenti facevano a gara per sapere di più. I più bravi erano subito richiesti dalle imprese. In una piccola città come Pavia gli studenti universitari più brillanti erano conosciuti da tutti e ricercati dalle ragazze.

Poi è venuta la globalizzazione e una crisi dei sentimenti morali collettivi. Abbiamo una popolazione invecchiata, una economia stagnante, una scuola scadente, una università satellite di quelle anglosassoni, con studenti che non hanno più la passione del sapere. Fra cui si è radicato il devastante convincimento che chi fa bene, chi si prodiga, chi lavora duramente, chi merita, non verrà ricompensato, non avrà successo. Mentre riuscirà chi è spregiudicato, chi appare in televisione, chi trova protezioni politiche.

Si è diffusa l'idea che siamo in una «società liquida» in cui non conta ciò che hai fatto, non valgono la lealtà, la parola data. Cosa non vera perché se non resistessero questi valori la società smetterebbe di funzionare. E anche nel lavoro vediamo che i giovani preparati, pronti a lavorare e ad adattarsi, lo trovano. Ma con più fatica. Come fa più fatica chi ha grandi doti e si trova in un ambiente culturale che non lo aiuta e non lo capisce. Per riuscire deve avere una grande fede, un grande ideale e una fiducia di fondo nella natura umana per vincere ogni giorno la sfiducia, il cinismo, l'indifferenza di chi lo circonda.

Francesco Alberoni
18 ottobre 2010 corriere

venerdì 15 ottobre 2010

Conversazione sul digital divide italiano









Il professore Wolfango Sbodio si è appeso con corde da alpinista alla facciata dell'istituto professionale Luxembrug di Torino per protestare contri i tagli alla scuola voluti dalla riforma Gelmini. http://goo.gl/J3V2

giovedì 14 ottobre 2010

Apps for higher education

http://www.google.com/a/help/intl/en/edu/university.html

http://www.google.com/a/help/intl/it/edu/index.html

Gmail, Google Calendar, Google Documenti e altro ancora.

Google Apps Education offre una serie di strumenti personalizzabili gratuiti e senza annunci pubblicitari per aiutare corpo docente, personale amministrativo e studenti a collaborare e apprendere in modo più efficace.

  • Comunicazione – Dai impulso alla comunicazione e allo scambio di idee nella tua community con servizi in hosting di posta elettronica, calendari condivisi e chat video integrate.
  • Collaborazione – Google Documenti e Google Sites consentono a studenti e insegnanti di condividere documenti online, ovunque e in qualsiasi momento.
  • Infrastruttura e sicurezza – Integra facilmente i tuoi sistemi IT esistenti con Google Apps mantenendo sicuro e protetto il dominio della tua scuola.

Google Apps per le università

Prestigiosi college e università utilizzano Google Apps per offrire agli studenti le avanzate tecnologie di cui hanno bisogno. Ulteriori informazioni »

Google Apps per scuole primarie e secondarie

Realizza un'istituzione scolastica da 21° secolo portando Google Apps nelle classi. Scopri come »

Chi utilizza Google Apps?

Cerca case study in cui Google Apps Education è stato implementato con successo.

Il manifesto di Think!

#thinkinnovationchannel live on http://livestre.am/pgJ9

diretta streaming alla conferenza stampa di presentazione di Think!.

Un Manifesto per far ripartire la crescita del nostro Paese

Comitato Scientifico di Think!

1. Negli ultimi 15 anni, l’economia è diventata globale e la crescita ha avuto accelerazioni marcate anche grazie all’uso pervasivo delle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione che aumentano enormemente la rapidità della diffusione della conoscenza e del sapere. La recente grave crisi finanziaria ed economica ha fatto emergere la necessità di un ripensamento della globalizzazione così come si era prima realizzata. Servono nuove regole che diano più importanza alla stabilità, soprattutto in campo finanziario. Ma ciò rende ancor più necessario un nostro maggior impegno per le prospettive di sviluppo del Paese.
Per trarre beneficio dell’innovazione – in termini di crescita della produttività totale del Paese – e per mantenere una posizione competitiva nell’economia mondiale occorre che siano verificate alcune condizioni:
1) La realizzazione e l’aggiornamento delle infrastrutture appropriate e lo sviluppo di un’industria di servizi di alta qualità, che sono oggi il terreno su cui competono i sistemi paese.
2) La capacità di competere, sul piano dell’’innovazione e su quello dei costi, regola base di funzionamento dell’economia di mercato.
3) Lo stimolo all’efficienza e alla qualità micro e macro in tutto ciò che appartiene al settore pubblico, ed è perciò addebitato ad un contribuente che non può evadere il suo contributo fiscale; ed alla sfera dei servizi, che costituisce il terreno su cui le imprese di un paese possono condividere le risorse materiali e immateriali per competere.


2. Il nostro Paese non eccelle in nessuna di quelle condizioni e quindi, non a caso, l’economia italiana, nonostante l’innovatività delle sue imprese di punta e il loro saper competere nei mercati internazionali di competenza, continua a non beneficiare che in minima parte dell’innovazione rappresentata da tutto ciò che ha legami con le tecnologie digitali e con internet. Il drammatico calo della produttività – per ora lavorata, e/o per unità di PIL prodotto – che ne deriva è spesso identificato con caratteristiche difficilmente eliminabili della società italiana (la rilevanza della famiglia, rispetto a quella della comunità; l’assenza del merito come standard del nostro sistema educativo; etc.). In realtà, a ben guardare, molto dipende dal ruolo di fattori attribuibili a ciò che è governato dalla politica, ed è quindi correggibile sempre che riceva adeguata priorità avendone chiarito (e condiviso) cause, rimedi, e costi. La sfida è quella di saper formulare politiche che senza stravolgere le caratteristiche che sono state anche i punti di forza dell’industria Italiana a partire dal secondo dopoguerra, la sappiano proiettare sui terreni in cui l’ICT è in grado di coniugare flessibilità ed efficienza, innovazione e affidabilità, crescita dimensionale e evolutività dei modelli di business.


3. A tal fine, riteniamo necessario ribadire un doppio percorso. Da un lato, quello più adatto all’impostazione politica del problema, che è l’affermazione dei valori di un paese normale, che crede nella modernità della tecnologia oggi prevalente nei paesi civili e/o che tali stanno diventando. Crediamo pertanto nei valori della competizione; nelle opportunità date dal merito; nella necessaria onestà fiscale. Crediamo inoltre nella capacità di utilizzare la rete per trasformare la partecipazione dei cittadini, di tutti coloro che si impegnano per tenere in piedi il paese, in energia per l’ innovazione e il cambiamento. La rete puo’ svolgere un ruolo fondamentale nel fornire strumenti per raccogliere “civic intelligence “e supportare “civic engagement”, e per costruire ambienti di partecipazione informata e di deliberazione, nel framework di un sistema di regole che garantiscano interazioni produttive.
Accanto alla espressione di questi valori serve anche un impegno diretto e concentrato sulla creazione – la più rapida possibile – delle condizioni di sistema necessarie perché le moderne tecnologie della comunicazione e della condivisione diano anche in Italia tutti i loro frutti. Per questa missione il cambiamento prioritario nei prossimi tre anni è il seguente.


4. Da un punto di vista più generale (politico ed anzitutto culturale):
1) La definizione di policies che consentano l’incontro tra creatività e capitale.
2) La definizione di un welfare per la conoscenza, che liberi la flessibilità dalla precarietà.
3) L’aggiornamento normativo che consenta l’accesso e la condivisione della conoscenza prodotta nell’ambito della ricerca finanziata con fondi pubblici.
4) Il pieno dispiegamento del ruolo dell’Agenzia per l’Innovazione, le cui funzioni devono essere definite con il concorso di tutti i portatori di interessi legati alla società e all’economia della conoscenza.


5. Da un punto di vista più operativo:
1) la diffusione dell’ICT nelle Pubbliche Amministrazioni come parte integrante dei processi di riforma e non come mero intervento di riduzione di costi, al fine di sviluppare appieno il loro potenziale per dare forma ad un governo all’altezza con la società complessa che deve gestire.
2) la ri-qualificazione dell’industria ICT nazionale, oggi con poche eccezioni indebolita dalla crisi,per dare all’industria Italiana la possibilità di ricevere il servizio di cui ha bisogno, a partire dalle sue specificità e dei suoi caratteri distintivi, e che consenta di inventare nuovi business grazie alla capacità di cross-fertilizzare innovazione tecnologica e innovazione di prodotto.
3) la proiezione internazionale dell’industria ICT Italiana, che si qualifica per il suo saper disegnare e sviluppare soluzioni che coniugano flessibilità ed efficienza in partnership con le imprese utenti (l’ICT nel Made in Italy, il Made in Italy nell’ICT).
4) Lo sviluppo di un’ampia iniziativa verso i paesi in via di sviluppo, particolarmente ma non solo nell’area del Mediterraneo, per favorire la fornitura di tecnologie, know-how, ma soprattutto di “innovazione semplice” da parte delle nostre imprese per favorire lo sviluppo economico e il miglioramento della qualità della vita di quelle popolazioni.


In conclusione, è urgente definire una sola priorità: far ripartire la crescita del nostro Paese. E questa priorità a sua volta richiede una preliminare decisione culturale e politica: porre l’innovazione e quindi la rete al centro della necessaria trasformazione del Paese.
Milano, 14 Ottobre 2010
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Salman Khan Speaks at GEL



Bill Gates parla di Khan Academy

Con la rete oggi il sapere è direttamente accessibile dietro la tastiera. Si discute molto sulla rete di come questo sia destinato ad impattare nei prossimi anni. Ne ha parlato anche Bill Gates ad Aspen, citando uno dei suoi siti preferiti: Khan Academy. Un sito il cui traffico è letteralmente esploso nel giro di pochissimi anni ed è #1 nel suo segmento come traffico su Youtube.

I contenuti: videolezioni di dieci minuti, con cui chiunque si può fare un proprio curriculum di crescita e conoscenza. Salman Khan qui racconta la sua iniziativa e fa vedere una sua videolezione di storia di esempio. Come lui stesso racconta le ragioni del successo sono in una combinazione di fattori e secondo me nella geniale semplicità del progetto (no profit). Sicuramente vincente è il format delle sue lezioni, estremamente efficace in effetti.

http://gianlucadettori.nova100.ilsole24ore.com/2010/10/bill-gates-parla-di-khan-academy.html



http://www.youtube.com/user/khanacademy

mercoledì 13 ottobre 2010

Tutti i numeri della Rete italiana


24° Mercoledì di NEXA - 13 ottobre 2010, ore 18-20 
Corso Trento 21, Torino (primo piano) Ingresso libero
Neutralità della rete, tariffe flat, 4G, reti in fibra, wifi pubblico, deep packet inspection, gestione del traffico, profilazione. Sono tutti temi di grande importanza che riguardano l'evoluzione di Internet e che esamineremo sulla base di considerazioni tecniche ed economiche che riguardano gli operatori di telecomunicazioni.

Stefano Quintarelli, imprenditore tra i pionieri di Internet in Italia, blogger tra i più accreditati nonché Garante del Centro NEXA, discuterà di questi temi confrontandosi con Juan Carlos De Martin e Marco Ricolfi, co-direttori del Centro NEXA, nonché con i fellows, lo staff e tutti coloro i quali vorranno intervenire nel dibattito. Streaming video dell'evento: http://nexa.polito.it/events


Chi fa la rete? Per avere una rete al passo coi tempi, servono investimenti pubblici o basta affidarsi al mercato? Qual è il peso degli operatori di telecomunicazione e dei creatori di piattaforme e contenuti nel determinare il futuro della rete? Questo futuro è su fibra ottica? Oppure il WiMax risolve (o ribalta) tutti i problemi di cui ci troviamo a parlare?

L'incontro tenterà di offrire risposte a queste e altre domande, toccando temi quali l'importanza delle dorsali e dell'ultimo miglio, della concorrenza e delle strutture di costo. Ciò offrendo spiegazioni tecniche ed economiche in linguaggio accessibile a tutti, ma con argomenti - e numeri! - che ci aspettiamo interesseranno anche gli addetti ai lavori.

Ecco alcune delle idee, molto diffuse anche online, che saranno messe alla prova, numeri alla mano. Si dice spesso che portare la fibra ottica nelle case di tutti (o quasi) gli italiani richiederebbe enormi investimenti. Ma non si dice che, probabilmente, farlo costerebbe meno di 350 km di una linea ferroviaria ad alta velocità come quella Milano-Torino. Oppure, si afferma che gli operatori di telecomunicazioni sono ormai secondari, e il vero business è quello dei servizi e delle piattaforme come Google, Facebook, Twitter. Ma cosa risulta guardando ai fatturati e alle aspettative di crescita di queste società? E ancora: per molti utenti della rete, le linee telefoniche tradizionali sembrano una tecnologia obsoleta e destinata al declino. Probabilmente è vero, ma nel considerare il futuro di questa tecnologia (e il presente della Rete) non si deve scordare che la redditività (misurata dal margine operativo lordo) di una linea DSL (come le comuni ADSL) è circa la metà di quella di una linea telefonica tradizionale.



giovedì 30 settembre 2010

Al liceo senza il peso dei libri

Il primo esperimento in un istituto superiore di Bologna: tutti i manuali raccolti in un computer

GENOVA
E’ la tavoletta di cera, con lo stilo, per gli studenti del Terzo Millennio. Così la vede il suo ideatore, il professor Vincenzo Raffaelli, del Cnr, che con 10 collaboratori ha creato lo «zainetto elettronico», ovvero un computer di 1 chilo e 200 grammi in grado di sostituire tutta la dotazione scolastica, dalla matita al vocabolario di greco e latino, secondo una concezione di interattività talmente innovativa «che dobbiamo sperimentarla per sapere come verrà accettata».  L’obiettivo è trovare la soluzione ottimale per liberare i ragazzi dal peso degli attuali zaini pieni di libri, quaderni e astucci (ad esempio 6 chili in media il corredo quotidiano di uno studente del primo anno di liceo classico) e nello stesso tempo testare un rapporto diverso tra l’insegnante e la classe.

«Il paragone con la tavoletta di cera è perfetto - dice il professore che guida lo Smart Services Cooperation Lab, laboratorio di ricerca applicata sostenuto dal ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, il Cnr, appunto, e Telecom - perché quando la tastiera scompare, coperta dal monitor ripiegabile, lo studente potrà scrivere con l’apposita penna come su un foglio». Solo che all’interno dell’apparecchiatura sono memorizzati libri di testo e compiti, elaborati e disegni, di cui deve conservare la traccia. Non solo, ma il computer è in grado di dialogare con la lavagna elettronica «di qualsiasi marca».

L’insegnante può intervenire dalla sua postazione per bloccare le possibilità di collegamento Web e di consultazione dei testi, trasformando il pc in una pura tastiera durante ad esempio i compiti in classe e le verifiche, per evitare i copia e incolla. Gli elaborati poi affluiranno al pc del professore. «E’ questo potere di disattivazione la sfida più difficile, che risponde alle particolari esigenze dell’uso didattico».

Dimensioni come un foglio A4, il pc non ha ancora un guscio esterno connotante. «Per ora lavoriamo sulla macchina - spiega il “padre” dell’innovativo strumento - che deve saper riprodurre i gesti naturali di un insegnante alla lavagna e di un ragazzo al banco».

Lo zainetto elettronico verrà sperimentato dai primi mesi dell’anno prossimo in cinque classi di prima superiore a Bologna: 12 mila euro il costo dell’inserimento per classe, coperto da sponsor.

«Non interverremo sui contenuti - spiega Raffaelli -. Che cosa inserire nella memoria è compito dei docenti: il nostro è un sistema trasparente pronto ad accogliere qualsiasi e-book, ma quali libri di testo, dizionari, dispense scegliere non dipende da noi».

Il rivoluzionario supporto didattico verrà fatto vedere il prossimo novembre a Torino, in occasione della presentazione di «Smart Inclusion», il nuovo sistema sperimentato al Bambin Gesù di Roma e al Gaslini di Genova che consente ai piccoli lungodegenti isolati di onclogia ed ematologia di frequentare virtualmente la scuola e dialogare con i compagni tramite webcam, guardare film e giocare grazie a uno speciale pc in grado di essere sterilizzato più volte al giorno. Anche «Smart Inclusion» si deve al laboratorio di Raffaelli, 10 ricercatori tra i quali il più vecchio ha 28 anni, laureati in ingegneria elettronica, delle telecomunicazioni, informatica. 
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http://www.youtube.com/user/CooperationLab
Messaggio del Dott. Franco Bernabè, Amministratore Delegato di Telecom Italia, rilasciato durante la sua visita al Solution Center dello Smart Services Cooperation Lab, in data 29 settembre 2010.
Ci scusiamo per il rumore di fondo causato da tutte le apparecchiature accese dentro il Solution Center.
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http://www.cnr.it/cnr/news/CnrNews?IDn=2035

21/12/2009 MINISTERO PER LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E L’INNOVAZIONE, CNR E TELECOM DANNO VITA ALLO SMART SERVICES COOPERATION LAB
Oltre a costituire la centrale operativa del progetto ‘Smart Inclusion’, la struttura sarà un Centro di eccellenza per lo sviluppo di tecnologie e applicazioni innovative, e fornirà consulenza e formazione per la diffusione delle migliori esperienze di comunicazione multimediale. La sede è a Bologna

Il Protocollo vuole dare un contributo oltre gli impegni già in corso, attraverso la trasformazione dello Smart Services Cooperation Lab in Centro di eccellenza. L’obiettivo è estendere un’esperienza di successo ad altre aree di intervento primario quali Smart School, con servizi per la scuola e la comunicazione famiglia-scuola, Smart Hospital, attraverso servizi per la sanità con particolare riferimento alla gestione della cartella clinica al letto del paziente e strumenti innovativi per la gestione del risk management in ospedale, Smart Town con una famiglia di servizi per i cittadini e per la gestione intelligente del territorio comprensivo di strumenti per il monitoraggio ambientale.
Lo Smart Services Cooperation Lab rappresenta un punto nevralgico per la creazione di una rete cooperativa tra le Regioni, le Università e le Aziende, che possa lavorare, fra l’altro, sui tavoli della sanità elettronica e della scuola digitale coinvolgendo medici, personale sanitario, insegnanti e naturalmente le famiglie e i cittadini.
La sede del Centro è Bologna, ma avrà risorse sul territorio con poli di eccellenza. Sono peraltro in corso di definizione e finalizzazione accordi, per la messa in rete di qualificati e primari istituti e aziende, tra i quali la Regione Toscana, il Politecnico di Torino ed Olivetti.

Roma, 21 dicembre 2009

La scheda:
Chi: Ministero per la Pubblica Amministrazione e l’Innovazione, CNR, Telecom Italia
Che cosa: firma protocollo per la creazione dello Smart Services Cooperation Lab
Dove: Roma, Palazzo Vidoni
Quando: 21 dicembre 2009
Per informazioni: Guido Schwarz, Portavoce del Presidente del CNR, tel. 06.4993.2309, e-mail: guido.schwarz@cnr.it
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ISTRUZIONE 2.0

I libri nello zainetto elettronico 
Il Cnr avvia la sperimentazione

Ultraleggero ed ecologico, è grande come un foglio di carta. Lo strumento, video più tastiera, nasce in un laboratorio satellite del Cnr. A sperimentarlo, annuncia il ministro Brunetta a Genova, cinque prime superiori dell'Emilia-Romagna

di MICHELA BOMPANI
Stop agli zainetti-macigno di bambini e ragazzi: arriva lo zainetto elettronico. La rivoluzione consiste in un pc portatile, di un chilo e quattrocento grammi di peso, che conterrà dizionari, libri di testo, quaderni e anche l'astuccio. E, ovviamente, il web.

Grande come un foglio A4, per metà è tastiera, l'altra metà è video. Si potrà "piegare a metà", lavorando solo sul video: con la penna elettronica si potranno fare i compiti in classe, sottolineare i testi indicati dai professori, mettere le note, insomma tutti i libri saranno sul display. Lo ha messo a punto Renzo Raffaelli, del Cnr, con il suo "Smart Services Cooperation Lab", un laboratorio di ricerca applicata sostenuto dal ministro per la Pubblica amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta, il Cnr e Telecom.

La sperimentazione partirà in una scuola superiore dell'Emilia Romagna, a febbraio, in cinque classi prime. Alunni e insegnanti saranno equipaggiati con il prezioso pc. E i prof avranno un'arma letale: "Durante i compiti in classe l'insegnante potrà disattivare tutti i libri e la connessione web del pc - spiega Raffaelli - e mantenere operativi solo la pagina di testo, su cui l'alunno scriverà con la penna elettronica, e un eventuale dizionario". Una rivoluzione anche green: basta carta consumata, i compiti in classe finiranno direttamente sul pc dell'insegnante. Così come i pc dialogheranno con la lavagna elettronica appesa in classe. Il sistema operativo utilizzato sarà Linux, così il software sarà gratis.

Equipaggiare una classe (insegnanti più circa venticinque alunni) con il nuovo zainetto elettronico costerà 12.000 euro. "C'è un'impresa privata che si è impegnata a fare una donazione perché parta la sperimentazione in Emilia Romagna - spiega Raffaelli - per ora saranno forniti gli "zainetti" a cinque classi prime, così potremo seguire l'evoluzione durante tutti i cinque anni del loro ciclo di studi, migliorare, upgradare questo strumento".

Lo Smart Services Cooperation Lab è una realtà completamente anomala in Italia, ma pure unica in Europa. Anomala nel nostro Paese perché il ricercatore più "anziano" ha 28 anni, lo staff di Raffaelli riunisce quattordici laureati in ingegneria elettronica, delle telecomunicazioni, informatica, addirittura ingegneria della comunicazione del cinema. "Produciamo tutto da soli - spiega l'executive manager Raffaelli - e siamo unici in Europa perché lo Smart è nato da una joint venture tra pubblico e privato, tra ministero, Cnr e Telecom e con un'età media bassissima dei ricercatori: siamo una delle poche realtà che i cervelli se li tiene stretti in Italia".

Smart Education

Una vera miniera di risorse... 
http://www.education.smarttech.com/ste/en-us/

Smart Technologies (NASDAQSMT) (TSXSMA) is a publicly traded company headquartered in Calgary, Alberta, Canada. Founded in 1987 by partners David Martin and Nancy Knowlton, Smart Technologies is best known as the developer of the Smart Board. As of January 2010, Smart Board interactive whiteboards lead the interactive whiteboard category with a 60.9% share in the United States, 63.5% in the UK, 61.8% in EMEA (Europe, Middle East and Africa), 77.9% in Canada and 48.2% market share globally.[1][2] On July 15, 2010 placed an initial public offering (IPO).[3]
As of November, 2009, Smart Technologies has received more than 15 awards,[4] including the 2009 EdNET Pioneer Award[5] and the 2009 Communicator Award.[6] In 2004, the company was awarded 2004-2007 Worlddidac[7] Quality Charter (WQC) accreditation, a status which was received again for the 2007-2010 term.[8]

Android con un esercito di nuovi tablet

Gigabyte net-tablet-book 11,6" Android

Il Gigabyte T1125 a prima vista ha l’aspetto di un comune netbook, se non fosse che il display da 11,6 pollici con risoluzione di 1.366×768 pixel può essere ruotato e sistemato sopra la tastiera, così da poter essere utilizzato come un normalissimo tablet grazie al supporto touch. Il processore utilizzato è un Intel della serie ULV, le CPU a bassissimo consumo pensate proprio per l’utilizzo con tablet e device mobili. Secondo Digitime, Gigabyte potrebbe presentare più avanti nel tempo (tra fine anno e i primi mesi del 2011) anche un altro tablet, però senza tastiera. Il device, descritto come un dispositivo abbastanza simile all’iPad, potrebbe anche utilizzare Android al posto di Windows 7, ma al momento non abbiamo certezze al riguardo.

Tranquilli, non sono due nuove isole dell’omonimo arcipelago, ma due nuovissimi e-reader ispirati al concetto di “evoluzione” e per questo chiamati così. Vediamone qualche dettaglio. Dei due modelli con sistema operativo Android di Google e scheda di rete 802.11b/g WiFi. Uno con display da 5,5 pollici con risoluzione di 1.024×600 pixel, l’altro invece un più corposo display da 10,8 pollici, la cui risoluzione è portata fino a 1.366×800 pixel mentre il modello con display più piccolo può vantare l’esclusiva della trackball per semplificare la navigazione. Sharp nel presentare i suoi e-reader ha voluto mettere in grande evidenza l’ecosistema cloud creato appositamente per essi e costituito da 30.000 tra riviste, giornali e libri.

I due Galapagos dovrebbero essere in vendita per dicembre, ed anche se per ora il prodotto è pensato esclusivamente per il mercato giapponese, non è detto che non venga poi distribuito anche in altri paesi qualora Sharp riscontrasse un interesse commerciale in tal senso. Secondo precedenti indiscrezioni, infine, il tablet e-reader di Sharp sfrutterà il formato ever-eXtending Mobile Document Format (XMDF) che ha tra i suoi vantaggi quello di poter essere fruibile su diversi terminali, inclusi Smartphone, PC e TV.

NEUROS Control Tablet 7"

Neuros è una società piuttosto attiva nel settore dei media player, ma non solo: sembra infatti che la compagnia americana stia lavorando con insistenza su un tablet dotato di Android, solo che invece di pensarlo come un concorrente dell’iPad, lo ha trasformato in un telecomando straordinariamente flessibile per il suo sistema. Il Neuros Control Tablet 1002 è a tutti gli effetti un tablet con Android (qui in versione 1.6) dotato di un display touch resistivo da 7 pollici con risoluzione WVGA, “animato” da un processore VIA MW8505 da 600 MHz e completato da 128MB di memoria RAM e 2GB di memoria flash che può eventualmente essere estesa utilizzando una scheda di memoria microSD. L’interessante dotazione è resa ancor più appetibile dalla scheda di rete WiFi 802.11 b/g/n, dalla webcam da 1,3 megapixel, da una porta USB 2.0 e dalla presenza di connettori per cuffie e microfono. Il Control Tablet ospita una applicazione che serve per il controllo remoto dei Media Center della serie Link assieme con il programma di controllo remoto Boxee e altri software per gestire gli HTPC. È così possibile, ad esempio, organizzare le playlist audio dal tablet senza dover accendere la TV e fare altre cosette del genere. Il tablet è “rootato” di default per rendere più semplici le cose agli sviluppatori che volessero collaborare ai progetti open-source della società. Ottimo, infine, il prezzo di vendita: il Neuros Control Tablet 1002 è disponibile a 129,99 dollari.

DELL Streak 5" e Looking Glass 7"

Come ben saprete, da non molto è disponibile il Dell Streak, il tablet-telefono Android con display da 5 pollici. La cosa interessante è che a breve lo Streak avrà un “fratellone” con display da 7 pollici. Lo ha detto il capo in persona.

La notizia arriva da una fonte piuttosto affidabile, ovvero da un signore di nome Michael Dell, il quale ha confermato che l’azienda da lui presieduta è già al lavoro per realizzare un nuovo tablet con display da 7″, una misura decisamente più congrua rispetto ai 5″ dello Streak, che è troppo grande per poter essere considerato uno smartphone, e troppo piccolo per poter essere considerato un tablet. Ovviamente al momento non sono stati forniti altri particolari sul prossimo tablet Dell, tuttavia da utenti non possiamo che sperare che almeno adotti una versione più aggiornata di Android, visto che sullo Streak è presente nientemeno che la ormai vecchiotta versione 1.6.
Qualche illazione è stata fatta sul nome del prodotto, visto che alcuni documenti interni Dell visti circolare in giro qualche mese fa mostravano, tra le altre cose, anche un tablet con display da 7″ chiamato “Looking Glass”. Ovviamente queste non sono altro che supposizioni, anche perché pare strano che un tablet abbia questo nome, tuttavia, per avere ulteriori dettagli non resta che aspettare un po’.

HTC: l’anti-iPad avrà Tegra 2 e Android 3.0 

Dopo il lancio sul mercato dell’Apple iPad si è scatenata una vera e propria guerra. Sembra proprio che il gioiellino dell’azienda di Steve Jobs abbia stregato un po’ tutti e così molti produttori si sono messi al lavoro sull’anti-iPad. La prova è la quantità industriale di nuovi tablet, la maggior parte di essi con Android, che viene lanciata con cadenza quasi quotidiana. Tra i tablet più attesi c’è sicuramente quello di casa HTC, che secondo alcune fonti dovrebbe arrivare in concomitanza con il CES 2011. E’ il più atteso perchè le sue caratteristiche sono da urlo: piattaforma Nvidia Tegra 2, che include una cpu dual-core ARM Cortex A9 con clock fino a 1GHz e accelerazione grafica, disco a stato solido da 32 gigabyte, memoria RAM da 2 gigabyte, pannello multi-touch con risoluzione da 1280×720 pixel, connettività Wi-Fi, Bluetooth e GPS. Il sistema operativo? Android 3.0, con tanto di supporto alle Chrome Web Apps e all’Android Market. Si parla già di prezzi: il tablet dovrebbe essere venduto a poco meno di 800 dollari, un prezzo sicuramente altissimo che lo metterebbe in diretta concorrenza con l’Apple iPad. Chi vincerà la sfida?


Acer nel 2011 lancerà tre tablet Android

Anche Acer vuole entrare nel calderone dei Tablet, ed ha già fatto sapere che lo farà nel primo trimestre del 2011 con alcuni modelli equipaggiati con Android 3.0, quello che Google vuole ottimizzare per i tablet.
Al momento sono previsti tre modelli di tablet, rispettivamente con schermo da 5, 7 e 10 pollici. Ovviamente il modello con display da 5 pollici sarà destinato a fare da “ponte” tra gli smartphone e i tablet veri e propri e permetterà di utilizzare sia le funzioni tipiche degli smartphone (e dunque anche telefonare) che quelle dei tablet. Ad oggi Acer sta collaborando con Compal Electronics e Quanta Computer per sviluppare i propri tablet, anche se non ha ancora deciso quale dei due sarà il suo partner al momento del lancio. Acer sta in effetti valutando quale tra il Qualcomm Snapdragon e il Nvidia Tegra 2 sia il processore da adottare per la propria linea di tablet, anche se sembra che prima del lancio di questi modelli Acer immetterà sul mercato una sorta di “test model” realizzato da Compal con processore Intel e Windows 7 proprio per valutare quale possa essere la risposta del mercato verso questo tipo di prodotti.


Genitori, grandi maestri di felicità

Ricevo e riporto volentieri questa recensione spontanea di un testo che condivido molto nei contenuti pedagogici...

Anteprima su Google Books di "Genitori, Grandi Maestri di Felicita'"

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Sto leggendo di questi tempi il libro di Giovanni
Bollea "Genitori, grandi maestri di felicità". E' un gran bel libro,
anche se per i miei "bisogni" di padre in questo momento è un testo
prematuro. Mio figlio ha due anni e sicuramente questo testo è più
adatto a dubbi e perplessità di genitori con figli un po' più grandi
(dai quattro anni mi permetterei di dire). Vi faccio leggere la
prefazione, cosi che possiate capire lo stile di questo psichiatra. Non
spaventatevi dalla sua professione, il testo e quello che dice sono
molto più semplici e comprensibili
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A suo tempo dissi che le madri non sbagliano mai, ma non dissi che le
madri hanno sempre ragione. Qual è l’origine di un pensiero soltanto
apparentemente così paradossale?


Patologie a parte, nella mia esperienza ho incontrato figli che hanno
dimenticato gli errori delle madri e ricordato indelebilmente quelli
dei padri: per questo si può dire che “le madri non sbagliano mai”. E i
padri invece sbagliano? Se sbagliano, comunque i loro errori vengono
ricordati, soprattutto dai figli maschi. Le ultime ricerche ci dicono
che il 54% di loro è soddisfatto delle madri, mentre solo il 9% dei
padri.
Cosa possiamo dedurne? A domande più specifiche i ragazzi
rispondono di essere insoddisfatti dei padri che non portano a casa uno
stipendio sufficiente rispetto allo standard borghese, o non provvedono
ai loro desideri materiali, come lo sport, una macchina nuova, lo
stereo, abiti firmati, tecnologie sofisticate o semplicemente un nuovo
telefonino.

È evidente a tutti quanto queste confessioni dimostrino un vero e
proprio fallimento culturale, concepito in una profonda mancanza di
valori alternativi. Eppure, oggi, i padri sono molto più vicini di una
volta ai loro figli; basti notare la quantità di carrozzine e
passeggini da loro portati, a volte con un atteggiamento più tenero e
attento di quello delle madri; e poi l’interessamento per la scuola, da
me tanto auspicato, che oggi è aumentato; e così il dialogo, ancora
insufficiente ma più aperto e mirato. Nonostante tutto ciò, nella mente
dei figli l’identikit del padre è modellato su effigi, icone e ritratti
degli eroi vincenti in televisione, negli spot e nei film d’azione:
feticci e simulacri nei quali vogliono a tutti i costi individuare i
propri padri. È tuttavia molto interessante scoprire che pochissimi
vorrebbero cambiare famiglia o averne una diversa. È sconcertante
vedere che la madre non è stata ancora identificata in una figura
“produttiva” sul piano materiale, al di là dello stipendio che riesce a
portare a casa: l’effigie materna resta ancora una sorta di icona. Ma
per lo meno crudele è il cinismo riservato al padre, il quale
naturalmente cercherà di trovare facili scappatoie in una fuga in
avanti per liberarsi dal sentimento di inadeguatezza che lo deprime
quotidianamente.

Per i ragazzi riconoscere di non essere soddisfatti di quello che
ricevono dal padre è meglio del rinunciare all’apparire
, scimmiottando
una realtà che li fa sentire “forti” e che, al contrario, li rende
sempre più deboli. La visione costantemente ripetuta del solito modello
consumistico alza uno steccato, costruito giorno per giorno, paletto
dopo paletto, intorno all’immagine del padre, il quale, alla fine, si
troverà davvero di fronte una barricata. Dato poi che gli uomini non
trovano mai quello che cercano, bensì quello che creano, rendiamoci
conto della pericolosità di questo spostamento di valori
. Se non
rendiamo i ragazzi consapevoli della loro identità e delle loro reali
possibilità, essi non riusciranno mai a immaginarsi forti senza
ricchezza, firme e automobili costose.


Il padre deve perciò avere un rapporto di empatia con il figlio
soprattutto dai dodici-tredici anni fino ai venti. Dai diciassette ai
venti è importantissimo che egli ne comprenda l’esperienza affinché il
figlio si ritenga da lui appoggiato. I figli devono poter dire come si
sentono; e devono fidarsi,
in modo che, nel momento in cui esploderà il
conflitto, ci sia un terreno di confronto comune a disposizione per
risolvere insieme il problema. È così che si può arrivare a percorrere
la strada che li condurrà a desiderare di ricevere e ascoltare i
consigli.

Non si arriverebbe a tanto cinismo se il padre riuscisse a riconoscere
molto prima le emozioni del bambino, creando così un’occasione di
intimità. Potendo capire dall’interno quelle emozioni comincerà, poi, a
porre dei limiti ai desideri del figlio e a poggiare sull’altro piatto
della bilancia i valori fondamentali che stanno nelle sue qualità
morali e intellettive
, strumenti non valutabili in denaro, ma
essenziali per affrontare la vita e capaci di renderlo più felice, con
un’esistenza migliore. Insieme a valori come l’amore, l’aiuto, la
solidarietà.


Bisogna evitare che diventi emotivamente impedito perché turbato e
preoccupato da discussioni e conflitti che, troppo spesso, esplodono in
famiglia per motivi economici; conflitti nei quali il padre appaia
sminuito da richieste eccessive e sproporzionate al suo guadagno. E
bisogna iniziarlo fin da piccolissimo al confronto con chi vive una
vita fatta soltanto di povertà e dolore
: ciò non lo spaventerà, anzi lo
renderà più consapevole di tutto il positivo che c’è anche soltanto in
una delle sue giornate “felici”, costruite sull’unione delle energie di
padre e madre
. Prospettandogli la possibilità di rendere felici molti
altri bambini: bastano il suo pensiero, i suoi piccoli risparmi e la
condivisione delle sue emozioni.



Se siete interessati, leggete anche la scheda del libro cliccando qui

fonte: "genitori grandi maestri di felicità" di Giovanni Bellea